Era il 1994 quando, sulla scena teatrale e musicale italiana, usciva “E pensare che c’era il pensiero” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
Si tratta di un vero e proprio capolavoro del teatro-canzone, contenente alcuni brani destinati ad un imperituro successo: “Mi fa male il mondo”, “Destra sinistra”, “L’America”, “Questi nostri tempi”, “Quando sarò capace di amare”, “Sogno in due tempi” e molti altri. Il sodalizio artistico Gaber-Luporini, iniziato una quindicina d’anni prima, trova qui la sua piena e inarrivabile maturazione artistica dando vita a brani sagaci, divertenti, profondi, graffianti, strepitosi… portatori di un’intelligenza e di un coraggio mai visti prima sulla scena teatrale e musicale italiana. Le tematiche sono quelle care anche alle precedenti esperienze di teatro-canzone (la politica, la società, l’amore, il conformismo, la falsità, i vizi di un’umanità ipocrita sempre meno “umana” e sempre più egoista e meschina), ma qui la visione raggiunge una lucidità sconcertante, lontana da qualsiasi illusione o consolazione ideologica e talmente autentica da risultare addirittura profetica.
Questo nostro spettacolo, a oltre trent’anni di distanza, è dichiaratamente un omaggio all’intelligenza e al coraggio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, ma non come l’imitazione che ne può fare una tribute band, bensì come un nuovo allestimento, fedelissimo nei testi e nelle melodie, ma del tutto innovativo per ciò che riguarda gli arrangiamenti e certe timbriche vocali e musicali.