“Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d'un tratto, in quel buio, s'è acceso un lampo di certezza: sì, c'eri”. Inizia così questa storia straordinaria, questa lettera appassionata, incoerente, sincera, spietata, amorevole, disperata, dolcissima e violenta di una madre a un figlio che deve nascere. Quale mondo lo attende? Quale destino lo attende? E, ancor prima, lo attende un destino? Nascere non è così scontato, perché voler mettere al mondo un figlio non è così scontato, soprattutto se a partorire è una ragazza madre, lavoratrice e libera pensatrice. Questo reading teatrale letto da un uomo è un inno alla forza femminile e anche alla legittima rivendicazione del dubbio e del ripensamento. In una società sempre ben fornita di risposte certe e preconfezionate, gli interrogativi esistenziali di una mente pensante rappresentano un patrimonio raro e prezioso, da rispettare e custodire con amore.
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